Domenica 1 – Perchè Sanremo è ancora Sanremo

Nel 1995 la nuova sigla di Sanremo era quella del famoso “Parappaparà”, sicuramente una delle migliori degli ultimi 20 anni. Ci è entrata in testa così bene che non l’hanno più cambiata, adattandola negli anni a vari restyling, ma lasciando nascosta la sua grande verità: “Perchè Sanremo è Sanremo”. Ancora oggi credo che questa sia l’unica spiegazione per cui il Festival raggiunge il 52% di share. Un vero successone, ascolti molto alti, quasi al pari del Commissario Montalbano.

Siamo nel 2018 e si dice che tra non molti anni l’intelligenza artificiale diventerà parte integrante delle nostre vite, sostituendosi anche al lavoro dell’uomo. La gente trascorre gran parte del proprio tempo sugli smartphone dimenticandosi delle relazioni vere, cerca l’amore su app di dating online e ha sostituito la visione delle serie tv su Netflix alla cosiddetta tv generalista che un tempo era parte integrante nella vita degli italiani, tanto da avere una funzione pedagogica. Però Sanremo, uno spettacolo che dura dal 1951, a volte anche troppo lungo, è riuscito ancora ad essere il protagonista assoluto di questa settimana.

Partiamo dalle critiche: Baglioni a volte sembrava un po’ di gomma e Michelle ha sbagliato un po’ la scelta di alcuni vestiti, Favino invece tenerissimo.

Eppure eravamo tutti là a cantare “E tu” come se fossimo ancora negli anni ’80 e ad ascoltare e a dire la nostra sulle canzoni in gara sentendoci un po’ tutti critici musicali. Sanremo è perfino salito al primo posto nelle nostre conversazioni in ufficio, in ascensore e alla macchinetta del caffè.

E allora poco importa se a volte questo programma ci sembra un po’ vecchiotto, se a volte lasciamo il televisore acceso, ma in realtà non lo stiamo tanto ascoltando. Poco importa se appena si presenta Ron pensiamo: “Ma dai, ancora lui?!” Se non c’è più la classica scalinata con i fiori e al posto è comparsa una struttura mobile e i fiori ce li dobbiamo solo immaginare.

Quello che importa davvero è che Sanremo sia ancora Sanremo.

E comunque per me doveva vincere Fiorello.

Perchè alla fine, con quei capelli brizzolati e lo sguardo ancora da ragazzino, il completo scuro e la sua simpatia un po’ così, lui, da solo avrebbe potuto condurre tutto il Festival.

Dedichiamo questa domenica canterina alla musica italiana e alle canzoni che hanno vinto o perso Sanremo, che ci siamo dimenticati o che ci ricordiamo ancora. Qui ce ne sono un po’. A scelta, da cantare sotto la doccia o da ascoltare come sottofondo pomeridiano.

Riccardo Fogli – Storie di tutti i giorni

Alice – Per Elisa

Albano e Romina – Ci sarà

Fiorello – Finalmente tu

Anna Oxa – Senza Pietà

Ron e Tosca – Vorrei incontrarti fra cent’anni

Francesco Renga – Angelo

Max Gazzè – Il  timido ubriaco

Gianni Morandi e Barbara Cola – In amore

Domenico Modugno – Volare

 

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