Domenica 16 – Corone di papaveri

Ragazze, fate come Meghan, sposate un principe. Non possiamo negare che, sabato scorso, in qualsiasi angolo del globo ci trovassimo, abbiamo comunque buttato un occhio al Royal Wedding anche solo per un attimo. Nessuna di noi ha potuto mettere a freno la curiosità per cappelli e cappellini, l’invidia per Victoria che si è presentata a fianco di Beckam bello come il sole, poi siamo andate avanti a commentare tutta la settimana, divise tra quelle che vorrebbero uno scollo Givenchy e quelle che invece lo hanno trovato troppo semplice per una duchessa.

E alla fine la stessa domanda: “Ma lei, Meghan Markle, la donna più fotografata del momento, che cosa avrà pensato mentre calcava la scalinata?” In realtà, ormai, la storia del principe azzurro, o anche solo del principe, altro non è che un vecchio clichè. Perchè ormai siamo troppo furbe e sagge per pensare che un giorno arriverà un tizio in calzamaglia o un esotico Marajà o magari Leonardo di Caprio a cavallo. I principi non arrivano, se mai passano. In ogni caso, anche il principe Harry ormai non è più disponibile, quindi è passato pure lui.

Però.

Però lo abbiamo guardato lo stesso. E avremmo anche un suggerimento contro corrente da dare alla regina. Se davvero avesse voluto organizzare un matrimonio alternativo per suo nipote, avrebbe potuto ordinare vagoni di papaveri dall’Italia. Sì, perchè i fiori protagonisti di questo mese di maggio non sono state le rose, ma i papaveri. Sono tornati. Dopo anni di assenza a causa di veleni e diserbanti, ora impazzano sulle rive dei fossi, infestano campi di grano, colorano il verde della pianura padana. Chissà qual è il vero motivo: sono diventati più forti e resistenti, oppure hanno diminuito i diserbanti? Selvatici e indomiti, ondeggiano nel vento con calma zen. Monet ne sarebbe felice. E Meghan sarebbe stata una sposa piena di papaveri, qualcuno anche in testa insieme alla corona. Chissà la regina, un bel casco di papaveri e via.

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Papaveri indomiti e zen

Comunque in modo o nell’altro, l’amore trionfa. E a dimostrazione di questo, ieri mattina, mi sono svegliata con un pensiero fisso e confuso. Capita. Il mio pensiero era che John Lennon aveva scritto una lettera a Yoko Ono. Non mi ricordavo di averne mai lette, ma ero sicurissima che da qualche parte nell’etere l’avrei trovata. In effetti, dopo qualche ricerca, ne ho trovate un paio. Una lettera bellissima la più famosa, sull’amore.  E poi un’altra che parla dell’importanza di fare pulizia e desiderare cose buone, di pioggia di cioccolata e di piante da amare e poi alla fine dice che “ci farebbe comodo qualche grosso miracolo. Il punto è riconoscerli quando ti succedono ed esserne riconoscenti. Prima si manifestano in una forma ridotta, nella quotidianità, poi vengono a fiumi, a oceani. Andrà tutto bene! Il futuro della terra è nelle mani di tutti noi”. La lettera è datata 27 maggio 1979, oggi è il 27 maggio, un motivo in più per rifletterci.

Questa domenica stonata, avete due possibilità: mentre sarete sul treno per tornare nelle vostre città, provate ad affacciarvi: ci saranno campi di papaveri da fotografare o da disegnare. Oppure, per allontanare il pensiero del ritorno, leggete questa lettera.

http://libreriamo.it/arte/artisti/lettera-amore-john-lennon-yoko-ono/

Canzoni da ascoltare: The Beatles – Hello, Goodbye

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Orizzonti impressionisti e manie di protagonismo: papaveri prima di tutto.

 

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