Domenica 36 – Cioccolato animalier

C’era una vecchia cioccolateria in fondo alla via. Sotto all’orologio, quando la strada si stringeva e scendeva leggermente in pendenza, sulla destra, c’era questo bar simile a un bistrò francese che non era facile notare, nascosto dietro l’angolo, poco illuminato e poco pubblicizzato. Ma se ci capitavi, non potevi fare a meno di ritrovarti lì ogni volta che avevi bisogno di un tavolino dove sederti.

Era davvero un posto assurdo. Dentro, uno stile tra il boudoir e il parigino. Un Moulin Rouge un po’ animalier, sedie ricoperte di tessuto zebrato, tendaggi in broccato rosso, in bagno c’era uno specchio con una tigre. E tavolini dorati un po’ barocchi, una decina in tutto. Era talmente all’avanguardia che in tempi non sospetti, aveva anticipato la moda shabby chic, i macarons, le influenze francesi. Prima che diventassero moderni i tè aromatizzati e le tisane detox, alla cioccolateria trovavi già tutto, comprese le crepes. Non le facevano da asporto, ma potevi mangiarle solo comodamente seduto sulle poltrone animalier. Dolci o salate, ti risolvevano la merenda del pomeriggio e il dopo cinema. L’appuntamento un po’ imboscato e un posto dove chiacchierare senza troppo rumore attorno. Là dentro, ci avresti visto volentieri l’ambientazione di un film o di un libro di Zafòn. Una clientela variegata e pittoresca: magari ti aspettavi di incontrarci un pianista arrivato da Marsiglia o un pittore bohemien che abitava sui tetti di Parigi. Una cameriera un po’ malinconica e incompresa che guardava i passanti da dietro vetri appannati e scriveva storie di nascosto. In realtà, non c’era nessuna cameriera malinconica, ma un paio di commessi vestiti di nero che ti consigliavano il tè e poi, da dietro il bancone, se eri fortunato, spuntava la proprietaria.

La vera chicca era quando al giovedì sera, la cioccolateria si trasformava in un cabaret. E la proprietaria, a metà tra Moira Orfei e una cantante di varietà finita in malora, si vestiva di frange e paillettes e in mezzo ai tavolini già stretti in partenza, attaccava a cantare. La cioccolateria, da bistrò si trasformava in balera.

Poi a un certo punto ha chiuso i battenti. Nessuno ha mai capito perchè. Ci abbiamo ricamato un sacco di storie: la signora magari era morta e non aveva eredi. La clientela fedele non era sufficiente a garantire il mantenimento e la manutenzione degli arredi boudoir e la crisi del 2008 aveva fatto il resto. Oppure ancora, alla morte della proprietaria, si era scatenata una lotta all’ultima eredità, ma nessuno era stato in grado di rilevare la preziosa attività. Si erano bloccate le importazioni di tè esotico e quindi…

Chissà. Ma la domanda rimane sempre la stessa: che fine avrà fatto la cioccolateria? Quel posto sospeso nel tempo e nel passato è rimasto lì, ormai solo nell’immaginario. Nel frattempo, è stato sostituito da un bar di centrifughe salutiste che poi è diventato una lavanderia a gettoni e infine, un negozio di tessuti. Nessuno ha mai pensato che le centrifughe salutiste potrebbero anche essere sane, ma alla fine la gente preferisce le crepes, e che le lavanderie a gettoni sono comode, ma alla fine la gente se appena può, lava tutto a casa. E che i tessuti sono belli, ma tra acquisto e manodopera, le tende te le compri già fatte.

Nessuno ha resistito nel tempo e tutti prima o poi, hanno chiuso, come se ci fosse una romantica maledizione. E quel posto, fosse destinato solo a una surreale serata di cabaret.

Ora, evidentemente a nessuno è venuto mai in mente di riaprirla. In effetti, per certe cose ci vuole coraggio.

Questa domenica, è dedicata a tutti quelli che sono ancora bloccati nel traffico o bloccati in stazione, e  stanno faticosamente sgomitando in mezzo alla gente che scende dal treno con valigie grandi come bauli. E a tutte le cioccolaterie che hanno chiuso per sempre. Ma anche, a tutti quelli che almeno una volta, hanno pensato di riaprirle.

Canzoni da ascoltare: Beirut – La LLorona

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