Domenica 39 – Venezia, la luna e.

Una gondola. O un gondoliere. O quel tizio davanti all’albergo che sta spazzando fuori l’acqua, dopo che si è allagato tutto. I veneziani ci sono abituati a questo fenomeno, e hanno il dono di sopportare l’andamento lento e ciclico delle maree.

La prima volta che vedi Venezia ti capita un corto circuito. Non te l’aspetti, non così. Non avevi potuto immaginartela, nemmeno nelle più arzigogolate fantasie, quasi sempre ci capiti in gita scolastica e ti rimangono impresse quelle quattro cose. La seconda volta che ci torni scopri cose nuove. La piazzetta defilata, il negozio un po’ retrò, quella chiesa che custodisce segretamente un Tiziano.

La terza volta invece puoi decidere: Venezia è troppo umida, affollata e turistica. Torrida d’estate, gelida d’inverno. Ti sa di umido e decrepito. Uno stereotipo dietro l’altro per turisti che cercano clichè. Pizzerie con menu in 10 lingue e quei tipi che suonano tutte le canzoni italiane possibili e immaginabili.

Oppure decidi che ci devi tornare. Senza troppe spiegazioni. A quel punto, puoi sfidare l’acqua alta, la coda al vaporetto, i turisti in piazza San Marco e i turisti che inseguono piccioni sempre in Piazza San Marco (a proposito, bisognerebbe contarli: saranno di più i turisti, o di più i piccioni?).

Forse si potrebbe fare un elenco dei perchè tornare a Venezia.

Ad esempio, arrivare alla stazione e, all’uscita, trovarsi davanti un canale di barche. Abbandonare il rumore delle auto e ascoltare il silenzio dei campielli. Contare gli innumerevoli campanili. Perdersi tra un ponticello e l’altro, tentare di orientarsi con Google Maps, ma a volte aver voglia di spegnerlo. Aspettare che i turisti si disperdano e fare una passeggiata notturna sulla Riva degli Schiavoni. Rassegnarsi che se c’è acqua alta, ci si infila un bel paio di stivaloni e si va in giro lo stesso. Rassegnarsi ad aspettare e a metterci il tempo che ci vuole, perchè non puoi utilizzare nessun’altro mezzo di locomozione se non i tuoi piedi. Cercare la luna, finchè non la si trova a specchiarsi da qualche parte sulla laguna. Immaginarsi di incontrare in uno di quei sottoportheghi, non un turista disperato con in mano il telefono, ma un personaggio uscito da una commedia di Goldoni, che avanza di soppiatto nell’oscurità. Sì perchè a Venezia, il tempo si è un po’ fermato.

Un antiquario con aria rassegnata mi raccontò che molti dei vetri in vendita a Venezia sono made in China e che è sempre più difficile scovare prodotti originali, ma si accese di entusiasmo quando mi raccontò che se guardavo bene, dietro al teatro La Fenice, ci sono ancora gli ingressi dai quali, nel ‘700, i nobili entravano a teatro con le barche. Se ci passate, in effetti, sembra di vederle ancora. Potreste fermarvi lì 10 minuti, in attesa che arrivino.

Quindi forse, la più semplice spiegazione è che Venezia sia una città magica.

Questa domenica, potreste decidere di tornarci, a Venezia. La bassa stagione è perfetta, non ci sentiamo di darvi altri consigli.

Oppure, ieri era l’anniversario della morte di Freddy Mercury, se fosse ancora vivo, probabilmente continuerebbe a fare concerti in giro per il mondo. In sua assenza: mettetevi le cuffie e ascoltate qualcosa di suo.

Canzoni da ascoltare: Freddy Mercury – In my Defence

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