Domenica 62 – Vento di stazioni

I sottopassi da film dell’orrore, certi neon sempre accesi, i marmi giallognoli. Anche oggi, come sempre, eravate in attesa di un treno in ritardo. Aspettarlo in una domenica di giugno come questa, magari non era il massimo delle vostre aspirazioni. Eravate lì a pensare che oggi era la Festa della Repubblica, ma causa calendario, quest’anno ci siamo persi il ponte. E in ogni caso, con un cielo così, dopo un mese di pioggia che qualcuno ha definito con il curioso neologismo di “maggembre”, proprio non era più il caso di pensare alla brutta stagione, ma di fissare invece il nostro sguardo su quella bella. O su quella che verrà, in ogni caso, su qualcos’altro. E su una tipologia di pensieri che potrebbero essere soltanto azzurri. Azzurri come il riflesso bluastro che prendono le strade verso mezzogiorno, come il cielo che sembra appena lavato da una spugna, come quella penna blu che state pensando di utilizzare per fare la lista della spesa. Ma soprattutto, azzurri come il riflesso contro il vetro di quella stazione, dove oggi anche se non lo volevate, stavate aspettando un treno.

Come tutti i luoghi dove la gente va e viene, anche le stazioni hanno il loro fascino un po’ oscuro.

E se fossimo davvero capaci di dimenticarci quanto sia noioso aspettare, trascinare valigie o subire dei ritardi, potremmo davvero notare che le stazioni sono tra i luoghi più affascinanti di sempre.

Quelle di provincia, spesso vuote, hanno porte che non si chiudono mai. Biglietterie rimaste lì intatte negli anni, ormai sostituite da macchinette automatiche.  Ma se chiudete gli occhi potreste rivedere un vecchio ufficio polveroso, un bigliettaio ferroviere e chissà quali altri racconti. Un vecchio altoparlante dal suono un po’ metallico e se avete un po’ di fortuna,troverete ancora i tabelloni analogici. Sedetevi su una di quelle panchine un pomeriggio d’estate, ci troverete viaggiatori solitari e il silenzio surreale lasciato da un treno appena passato.

Le stazioni delle grandi città, torride in estate, gelide d’inverno, sempre affollate a qualsiasi ora e in tutte le stagioni. Stazioni senza porte dove troverete tabelloni luminosi che hanno sostituito le vecchie affissioni, andirivieni di persone da farvi venire il mal di testa. Il fascino del grande caos dove vi aspettereste di assistere alla scena di un film o a un addio per sempre.

Milano Centrale potrebbe farvi svenire in un pomeriggio afoso. Torino Porta Nuova farvi perdere il treno a forza di girare tra i suoi cunicoli. Roma Termini inghiottirvi nel caos della capitale. Firenze Santa Maria Novella farvi sentore ancora negli anni ’70. Venezia Santa Lucia lasciarvi di stucco, quando all’uscita vedrete il Canal Grande e le sue gondole. Ma se per caso dovreste trovarvi di passaggio a Reggio Emilia Medio Padana, lì e soltanto lì, vi sentirete fuori luogo come in nessun’altra parte d’Italia. Penserete di aver sbagliato indirizzo o fermata perchè anzichè nel mezzo della Pianura Padana, vi sentirete a Kuala Lumpur.

Questa domenica è dedicata a chi ama le stazioni. A quelli che sbagliano binario, sbagliano treno e magari anche fermata.A quelli che, almeno una volta nella vita, hanno detto addio a qualcuno mentre si allontanava lentamente e a quelli che, almeno una volta nella vita, si sono trovati sul binario ad aspettare qualcuno che volevano rivedere. A quelli che non hanno mai capito come obliterare un biglietto, a quelli che se ne dimenticano e a quelli che volevano farlo, ma sfortunatamente, hanno trovato la macchinetta rotta.

Vance Joy – Mess is mine

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