Domenica 22 – Nai

Stavros guidava una vecchia famigliare bianca e faceva la spola tra il porto di un’isola greca e la sua Pension. Il baule non si chiudeva bene, ma poco male, per risolvere il problema, aveva fissato le valigie con delle funi. Come colonna sonora di accoglienza ci aveva riservato “Sarà perchè ti amo” dei Ricchi e Poveri. Appena scoperto che per me era la seconda volta in cui alloggiavo nella sua pension, si risentì tantissimo perchè non glielo avevo comunicato prima. Se lo avesse saputo, mi avrebbe dato un’altra stanza. Così, una volta arrivati disse: “Wait a moment” e si lanciò a tutta velocità su per una scala, aprì la porta di una stanza, scaraventò fuori le valigie di altri ospiti appena arrivati e ci disse trionfante che quella stanza, l’unica con vista piscina, era per noi. Greek Ospitality, che in realtà affonda le sue origini nella filoxenìa, per cui l’ospite era sacro.

Quando si pensa alla Grecia vengono in mente il bianco e il blu. Oppure l’ouzo, che nessuno ha mai capito se sia buono o no. O il sirtaki, che nessuno ha mai capito se sia un ballo divertente o no. Oppure quelle bancarelle piene di souvenir tutti uguali Made in China, che ci chiediamo sempre: chi mai li comprerà. O ancora, i tramonti a Santorini. O le spiagge di Mykonos, o il Partenone.

Ma la Grecia, in realtà è soprattutto una sensazione. Una sensazione che c’è lì, più forte che in qualsiasi altra zona del Mediterraneo. Quella di avere radici. Lo sentirete subito, sbarcati dal traghetto, quando sarete curiosi di scoprire una nuova isola. Oppure appena usciti dall’aeroporto, quando il vostro Stavros arriverà a prendervi. La sensazione che in quei paesi spazzati dal vento, su quelle spiagge mezze vuote o seduti ai tavoli di una taverna all’ombra delle viti, in realtà ci eravate già stati. Non sapete quando, nè come. Ma evidentemente, siete sempre stati lì. E in qualche modo, vi sentite a casa.

Quindi, al di là dei tramonti, dei cieli bianchi e blu, delle spiagge e delle casette bianche, il bello di una vacanza in Grecia è di appartenervi. O di appartenerci.

La sensazione vi resterà, sia nelle isole che sul continente.

Se questa domenica state ancora pensando a dove andare in vacanza, non abbiate dubbi. La Grecia è una buona idea. Ma non vogliamo consigliarvi un posto dove andare. Chiudete gli occhi e puntate un dito a caso sulla mappa. Ci sono più di 200 isole, da qualche parte arriverete. Le isole sono tutte diverse, ognuna con una sua anima, ognuna con la sua storia. Pare quasi impossibile che in un posto così arido ci sia stata una civiltà così fiorente.

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Rotta verso un’isola greca qualsiasi.

Ma se proprio, volete un consiglio, Amorgos non vi deluderà. Circa 2000 abitanti e un’infinità di capre. Il silenzio all’inizio vi destabilizzerà, ma poi ci farete l’abitudine e vi chiederete come sia possibile vivere in mezzo al traffico delle nostre città. Sedetevi a guardare il tramonto al porto di Aegiali e poi, arrampicatevi senza paura al monastero di Hozoviotissa. La vista varrà la fatica della camminata.

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Amorgos – Il grande blu.

Ma soprattutto, di quest’isola non possiamo dimenticarci il vecchietto che ci accompagnò al ritorno dall’hotel al porto. Su quei picchi rocciosi a 800 metri, ad agosto c’era la nebbia, ma lui non si fece intimorire, guidando il suo pulmino come se nulla fosse.

Una volta arrivati, il vecchietto non sapeva cosa dire, perchè non conosceva nessun’altra lingua al di fuori del greco. Nè una parola di inglese. Nè una parola di italiano. E trovò l’unico modo possibile per salutarci, l’unico gesto che poteva andare oltre qualsiasi barriera linguistica: un abbraccio.

Curiosità: NAI, in greco vuol dire “sì”. Nel suo suono c’è tutta l’infinità di certi orizzonti e quel senso di libertà del vento che soffia da Nord. E’ una parola così bella che forse dovremmo abituarci a pronunciarla anche noi.

Film da rivedere: Gabriele Salvatores – Mediterraneo

Canzoni da ascoltare: Elena Paparizou – Kardia sou petra

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Amorgos – Monastero di Hozoviotissa.

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