Domenica 84 – Dizionario dell’inquietudine

Che cos’altro dovrei scrivere in questo pazzo e schizofrenico 2020? Forse nulla. A volte il silenzio è la migliore soluzione. E senza dubbio, questo secondo quasi-lockdown, ci ha riportati dentro a una dimensione cinematografica, questa volta senza canti dal balcone e senza scritte con gli arcobaleni. Siamo solo più stanchi, più svogliati, forse più disorientati.

Negli ultimi 9 mesi la nostra quotidianità si è riempita di parole che evocano sensazioni di disagio e cupezza. “Contagio”, “assembramento”, “distanziamento”, “mascherine”, “isolamento”, “solitudine”, “focolaio”, “sanificazione”. L’elenco potrebbe anche continuare: che dire di “bollettino”, “quarantena” e negli ultimi tempi l’inquietante “coprifuoco”. Qualcuno deve averle prese in prestito da un manuale di storia demografica e aver pensato di spararle nell’etere tutte insieme.

E allora che si fa?

Che si fa, quando ti sembra che questo dizionario dell’inquietudine si sia mangiato via tutto il resto? Perché purtroppo, del resto è rimasto ben poco.

Dato che non ci sono risposte sensate da dare e che nel 2020 vale tutto, proviamo con questa: forse ci vorrebbe una bella favola di Natale. E’ il momento di una storia alla Dickens: è la Vigilia di Natale e fuori freddo, c’è un signore anziano che torna a casa e accende una candela, intorno a lui è tutto buio, poi a un certo punto…

Ecco, a un certo punto chissà cosa succede, ci vuole un po’ di fantasia per immaginarlo. Ma ormai, abbiamo imparato che per andare da qualche parte non serve partire e che con la fantasia possiamo arrivare dappertutto. Quindi, a questo punto della storia si inserisce un nuovo elenco di parole che prendono il posto di tutte le altre: “resilienza”, “ricompensa”, “novità”, “ritorno”, “rallentamento”, “cambiamento”, “inversione di rotta”, ma anche “pagina bianca” o “tavolozza”. Le pagine bianche servono a ricordarci che ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo da scrivere, anche solo la lista della spesa. E le tavolozze servono a ricordarci che da tre colori primari prendono vita tutti gli altri. Poi ci sono le sfumature: basta aggiungere più o meno bianco per crearne una gamma infinita. E con i colori si possono fare un sacco di cose, anche solo colorare un mandala anti stress. Per il 2021 ci sono due nuovi pantoni: ultimate grey (grigio) e illuminating (giallo). La combinazione dei due rappresenta un bel mix di solidità e positività. Sarebbe bello se da queste due parole prendesse vita qualcosa di nuovo: non si può essere positivi senza essere solidi e viceversa.

A pensarli così, questi due colori, fanno pensare a una pietra con dietro un sole e dato che oggi è Santa Lucia, festa della luce in diversi Paesi del Nord, non ci resta che augurarci che ci sia più luce in ognuno di noi.

Da Ascoltare: The Temper Trap – Where do we go from here.

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